... Inizia nel 2002
Da un lungo lavoro svolto al Ser.T di Viareggio ( Servizio addetto alla cura ed al recupero del tossicodipendente), nell’obiettivo di destigmatizzare la tossicodipendenza, osservando più attentamente i bisogni che l’hanno generata, si è creato un gruppo di autoaiuto denominato “Araba Fenice,” ideato da Emma Viviani, che ha dato vita ad un laboratorio culturale, in quanto ricco di elementi multietnici e di persone con vissuti esistenziali spesso drammatici( trovi tutta la storia raccontata nel volume “Una tribù all’ombra delle foglie di coca”ed. ETS, Pisa, 2010.
          Questo gruppo di persone insieme a volontari di ogni genere, ha costituito nel 2005 l’Associazione “Araba Fenice”Onlus che opera nelle zone più in difficoltà del quartiere “Varignano”, attraverso linee di autopromozione  e autoprogettazione di spazi degradati. In seguito dagli organi circoscrizionali del Comune di Viareggio viene affidata all’associazione un’area dismessa del quartiere Varignano, quartiere ad alta marginalità sociale, che in seguito il gruppo riqualificherà in “Parco La Fenice”.   
Dal 2006-2007 con la collaborazione del Prof. Silvano D’Alto, allora docente della cattedra di Sociologia dell’Ambiente dell’Università di Pisa e il prof. Raffaello Ciucci, Presidente del Corso di Laurea in Scienze Sociali e Servizio Sociale, ha inizio un lavoro di sostenibilità ambientale e sociale in collaborazione con enti e servizi del territorio per dar vita ad un progetto condiviso e  partecipato sia dal gruppo che dal quartiere. L'area del parco ripulita dagli utenti ed ex-utenti del Ser.T di Viareggio ( persone in affidamento terapeutico). L’area si compone di un campo da calcio per ragazzi, che tutt’oggi necessita opera di manutenzione, nonché di uno spazio di parco  arredato per permettere ai cittadini di incontrarsi comodamente.  Oggi molti membri dell’associazione che  hanno vissuto esperienze di devianza giovanile, attraverso il percorso fatto nell’associazione, si sentono in grado di lavorare per offrire stimoli positivi ai ragazzi del quartiere (l’associazione opera in  una vasta area verde ubicata nella zona del Varignano (area compresa in un quartiere ad alta marginalità sociale), impegnandoli in attività sane, tra cui quelle di costruire e arredare l’area del parco in base alle loro esigenze. Sono state fatte  manifestazioni di tipo artistico, musicale  e portato avanti attività ricreative e sociali che hanno coinvolto molti giovani.
Siamo l’altra civiltà, quella che per secoli è rimasta soffocata dall’arroganza della certezza, del sapere, dell’ordine.. Noi siamo un  gruppo  di persone alla ricerca delle loro libertà, personaggi  in cerca di   “autori”,alla  ricerca di un palcoscenico dove  poter rappresentare  il meglio di noi, dove il far  ridere ci riesce facile così  come il far piangere, dove  le storie  nostre e  quelle dei nostri compagni che vengono da terre lontane ci hanno arricchito talmente tanto da farci vedere cose che altri non vedono.
Intendiamo riscoprire i valori semplici che da sempre compongono l’essere umano nelle sue infinite forme, anche se oggi è costretto ad abbandonarli per adeguarsi al meglio vivere sociale.
l sapore che ancora abbiamo in bocca delle nostre amare esperienze, delle vicissitudini dei nostri popoli ci richiamano ad offrire un nostro contributo, proprio per costruire la giustizia e per insegnarla alle giovani generazioni, ovunque andiamo.
Noi, come abili archeologi, vogliamo riportare alla luce quegli aspetti di umanità, ormai rimasti sommersi nelle viscere della terra da secoli, cherappresentavano la semplicità delle cose nelle loro forme naturali: il dubbio, l’incertezza, la paura, l’errore nonché: l’improvvisazione, l’azzardo, il rischio.
Vogliamo dimostrare a noi stessi ed agli altri che questi
valori possono essere impiegati in senso buono e noi con le nostre esperienze ci sentiamo fieri di conoscerli, più di chiunque altro ed è proprio perché ci sentiamo maestri dell’immediato che vogliamo offrire al territorio il nostro sapere: un sapere che si è costruito per strada e che ogni giorno doveva ricercare forme nuove per la sopravvivenza. 
Sappiamo creare cose belle che nascono dal niente solo con pochi materiali che ci troviamo a disposizione, con un po’ di fantasia e con quella creatività che ci caratterizza tutti, con l’immaginazione ed il mito.   
L’industria del sapere,della  cultura  dell’informatizzazione, dei  “fitness “  non  ha  più  tempo  di  fermarsi  ad  osservare  coloro  che in  silenzio continuano  a costruire il mondo pur non essendo protagonisti, anzi spesso li punisce riconducendoli ai margini del vivere sociale qualora questi si permettano di sbagliare.
Il malessere generale che caratterizza i nostri tempi, è indice di un disagio che tutti viviamo ed è per questo che abbiamo deciso di mettere insieme le nostre sofferenze del passato per costruire un “ qualche cosa” di nuovo nella nostra città in cui ognuno possa sentirsi protagonista ed artefice.
La poesia, i colori delle pitture, l’aria  aperta  con  i suoi tanti  profumi, la musica ed il sorriso sono i nostri strumenti di lavoro ed ovunque  andiamo siamo come una grande giostra capace di risvegliare angoli morti del territorio e attirare a noi tanta gente con le nostre ”stranezze
Concludo questa azzardata spiegazione del “chi siamo” riportando un brano di una poesia c”he ho trovato particolarmente adeguata al  nostro  spirito di lavoro, risale al 1500 A .C e nasce all’interno della civiltà vedica (civiltà della valle dell’Indo) in cui la raccolta delle “ Upanisad” racchiudono una ricchezza mistica basato sul valore dell’essere:
"colui che consiste di una mente, il cui corpo è vita, la cui forma è luce, la cui concezione è la verità, il suo sé è lo spazio che contiene ogni opera, ogni desiderio, ogni sapore, che abbraccia questo mondo interamente, il taciturno, l’indifferente – questo mio sé, nel cuore, è più piccolo di un grano di riso, di un grano di orzo, di un seme di senape, o di un grano di miglio, o del cuore di un grano di miglio; questo mio sé, dentro al cuore, è più grande della terra, più grande dell’atmosfera, più grande del cielo, più grande di questi mondi”(Chandogya Up.III,XLV,1-2-4)

 
 

 

 

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